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Articolo di Marina Gallinella e Paola Masconi VA
Oggi l’emigrazione rappresenta uno dei fenomeni di maggior rilievo del nostro mondo.
Milioni di persone si spostano dal sud del mondo o dall’est europeo in cerca di migliori condizioni di vita.
Tale destino riguardò proprio i cittadini dell’Europa centro occidentale che nell’Ottocento furono i protagonisti della grande emigrazione transoceanica.
Anche allora l’emigrazione fu accompagnata da integrazione culturale e da fenomeni di criminalità ed emarginazione che riguardarono particolarmente gli italiani e gli irlandesi.
L’emigrazione transoceanica si sviluppò tra 1815 e 1915. Alla fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, si verificò un grande afflusso di immigranti specialmente negli Stati Uniti, la maggior parte dei quali rappresentata da persone in cerca di lavoro e senza una qualifica professionale.
Al fine di limitare il numero di immigrati furono adottate alcune regolamentazioni rigide, che prevedevano una quota fissa di immigranti per ogni anno e per ciascun gruppo nazionale,anche se poi nel corso del tempo sono state fatte delle revisioni riguardanti tale quota che è stata aumentata.
Per quanto riguarda le cause della grande emigrazione essa prese avvio da una terribile carestia che si abbatté principalmente nel continente europeo. Il paese più colpito fu l’Irlanda nel quale la carestia aveva provocato migliaia di morti.
La meta più preferita dagli emigranti furono gli Stati uniti.
Tuttavia i flussi migratori si stabilirono in altre zone come Argentina, Australia, Canada e Brasile.
La gente si recava in queste nazioni con le compagnie di navigazione che resero i viaggi più sicuri e meno costosi.
La scelta della meta dipendeva da vari fattori, in primo luogo il clima e le abitudini di vita.
Infatti gli europei scelsero limitatamente l’Africa o l’Asia in quanto il clima e le abitudini di vita erano piuttosto differenti dal luogo di provenienza .
Le motivazioni che spinsero gran parte della popolazione a spostarsi furono due: squilibri economici e quelli relativi alla discriminazione religiosa.
Lo sviluppo demografico degli Stati Uniti fu dovuto particolarmente all’afflusso di emigrati, la maggior parte dei quali erano particolarmente giovani e non avevano una qualifica professionale.
Le diverse etnie e forme linguistiche crearono una realtà sociale plurinazionale.
Tuttavia è doveroso ricordare che questa nazione, in un determinato periodo, limitò l’immigrazione attraverso una rigida legislazione. Con il passare del tempo non tutti gli emigrati realizzarono il loro sogno:trovare un luogo ospitale e un lavoro dignitoso.
Infatti molti vennero sfruttati dagli imprenditori e la loro forza lavoro divenne una risorsa da immettere nel sistema produttivo. In conseguenza di ciò molti decisero di tornare nella propria patria.
Per quanto riguarda gli italiani l’Ente americano che effettuava i censimenti distingueva tre categorie di italoamericani:
& Cittadini americani nati in Italia
& Figli di genitori nati in Italia
& Residenti che conservavano la cittadinanza italiana.
Dall’ultimo censimento etnico gli italoamericani erano oltre i 5 milioni mentre da una recente indagine risulta che 9 milioni di americani si dichiarano di origine italiana.
Molte tra le maggiori comunità urbane dispongono dei propri giornali e trasmissioni radiotelevisive, tutto questo grazie alle notevoli evoluzioni dei massmedia.
Gli italoamericani per molte ragioni hanno raggiunto posizioni che, se rapportate a quelle degli altri immigrati, sono considerate di maggior rilievo e prestigio.
Attualmente, invece, si assiste al fenomeno dell’immigrazione e le aree di attrazione sono i paesi dell’Europa occidentale fra cui l’Italia. Infatti molte persone dall’est Europa si sono stanziate nella nostra terra portando i loro usi, costumi e modi di pensare…. e se loro riescono a accettare i nostri e noi i loro, attraverso un rispetto reciproco, ciò può costituire una fonte di ricchezza per entrambi .
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