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L'aborto non è un diritto
ma è un delitto
Fra tutti i delitti che l’uomo può compiere contro la vita, l’aborto procurato ha tali caratteristiche che il Concilio Vaticano II lo definisce abominevole.
L’accettazione dell’aborto nella mentalità, nel costume e nella stessa legge è il segno di una pericolosissima perdita della capacità di distinguere tra il bene e il male, anche quando si tratta del diritto fondamentale alla vita.
Di fronte ad una situazione così grave bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Nel caso dell’aborto si nota la diffusione di parole ambigue che tendono a nasconderne la natura, ad attenuarne la gravità. Invece di parlare di aborto si dice: interruzione della gravidanza.
Questo modo di parlare, oltre che voler ingannare l’opinione pubblica, forse nasconde un certo disagio della coscienza. Ma nessuna parola può cambiare la realtà. L’aborto procurato è l’uccisione deliberata, comunque venga attuata, di un essere umano nel tempo compreso tra il concepimento e la nascita.
L’aborto è un delitto che assume una particolare gravità perché viene soppresso un essere umano che si affaccia alla vita, il più innocente tra tutti, che non può essere considerato un aggressore e tanto meno un ingiusto aggressore. Questo essere umano è debole, inerme, privo anche di quella minima forma di difesa che è data dal pianto del neonato. E’ totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo. Eppure spesso è proprio lei, la madre, a chiederne la soppressione o a procurarla.
Altre responsabilità:
Accanto alla madre ci sono spesso altre persone che hanno la responsabilità dell’aborto. Prima viene il padre, quando spinge la donna all’aborto o quando la lascia sola di fronte ai problemi della gravidanza: in tale modo la famiglia viene ferita mortalmente e profanata come comunità di amore, chiamata ad essere santuario della vita.
Ci sono le sollecitazioni di parenti e amici, cosicché la donna è sottoposta a pressioni talmente forti da sentirsi psicologicamente costretta a cedere all’aborto.
Responsabili sono pure i medici e il personale sanitario, quando mettono a servizio della morte la competenza acquisita per promuovere la vita.
La responsabilità è anche dei legislatori che hanno promosso e approvato leggi abortive e degli amministratori delle strutture sanitarie utilizzate per praticare gli aborti, nella misura in cui la cosa dipende da loro.
La responsabilità si allarga a coloro che hanno favorito il diffondersi di una mentalità di permissivismo sessuale e disistima della maternità, che non hanno promosso politiche familiari e sociali a sostegno delle famiglie, soprattutto di quelle numerose o con difficoltà economiche ed educative, alle istituzioni internazionali, fondazioni e associazioni che si battono con ogni mezzo per la legalizzazione e la diffusione dell’aborto nel mondo.
In tal modo l’aborto va oltre la responsabilità delle singole persone e assume una dimensione sociale: è una ferita gravissima fatta alla società e alla sua cultura da coloro che dovrebbero esserne i costruttori e i difensori. E’ una enorme minaccia contro la vita, non solo di singoli individui, ma anche dell’intera civiltà. Nella società così organizzata e diretta vi è una struttura di peccato contro la vita umana non ancora nata.
La nuova vita umana
inizia dal concepimento
Alcuni tentano di giustificare l’aborto sostenendo che il frutto del concepimento, fino ad un certo numero di giorni, non può essere considerato una vita umana personale. In realtà, dal momento in cui l’ovulo è fecondato, inizia una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trovi fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: una persona con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una nuova vita umana che richiede tempo per completarsi. Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire una indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: le conclusioni della scienza sull’embrione dicono che si tratta di un individuo umano e, se è tale, è anche una persona umana.
Del resto, basta la probabilità di trovarsi di fronte a una persona per giustificare la proibizione assoluta di ogni intervento tendente a sopprimere l’embrione umano. Proprio per questo la Chiesa ha sempre insegnato che al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è dovuto all’essere umano.
La Sacra Scrittura non parla mai di aborto volontario e quindi non presenta condanne dirette e specifiche in proposito. Ma mostra una tale considerazione dell’essere umano nel grembo materno per cui è giusto pensare che anche ad esso si estenda il comandamento: non uccidere.
Essa mostra che l’uomo fin dal grembo materno appartiene a Dio che tutto conosce, che lo vede mentre è ancora un piccolo embrione informe e che in lui intravede l’adulto di domani i cui giorni sono contati e la cui vocazione è già scritta nel libro della vita (cfr. Salmo 139, 1.13-16).
La Chiesa dalle origini si è opposta all’aborto e all’infanticidio, praticati ampiamente nel mondo greco-romano, e ha colpito con sanzioni coloro che si macchiavano della colpa dell’aborto. Anche oggi punisce l’aborto con la pena della scomunica. Con tale sanzione la Chiesa indica questo delitto come uno dei più gravi e pericolosi, spingendo così chi lo commette a ritrovare la strada della conversione.
Cifre agghiaccianti
In Italia, secondo i dati forniti dal ministero della sanità, dal 1978 al 1999, gli aborti legalizzati furono 3.818.383.
A questi si devono aggiungere altri 840.000 aborti clandestini, praticati negli anni sopra indicati. Ed è una stima più per difetto che per eccesso.
Tra aborti legalizzati e clandestini, dal 1978 al 1999, in Italia furono uccisi 4.658.383 bambini. Se si fosse data la sepoltura a tutti questi bambini uccisi, come si doveva, (e dire che ci sono cimiteri per i cani e altri animali), si sarebbero dovute costruire 4.658.383 bare e altrettante tombe. Quale immenso cimitero!
Agli aborti clandestini e legalizzati bisogna aggiungere quelli procurati con i prodotti chimici, con la cosiddetta "pillola del giorno dopo", senza ricorrere all’aiuto del medico. Anche questi sono veri aborti, anche se alcuni si ostinano a dire che tali farmaci sono soltanto contraccettivi, perché impediscono l’inizio della gravidanza. Ignoranza o malafede? La pillola del giorno dopo impedisce che l’ovulo fecondato si annidi nell’utero, dove trova la sua sede naturale per continuare il suo sviluppo e così lo si uccide. In tale caso è l’uccisione di un essere umano, come è già stato detto.
L’Italia ha un triste primato non solo in Europa, ma anche nel mondo ed è quello della denatalità, con le conseguenze anche di carattere sociale ed economico che ne derivano. Se noi avessimo i quattro milioni di italiani uccisi con l’aborto procurato con l’aiuto del medico, senza contare quelli uccisi con i prodotti chimici, oggi non avremmo bisogno di immigrati, considerati da alcuni una preziosa risorsa. La vera ricchezza l’avevamo ed è stata buttata tra i rifiuti. E’ stato compiuto un genocidio, una distruzione in massa di bambini italiani che tendevano alla vita con tutte le loro forze.
Se il nostro sguardo si allarga agli altri Paesi del mondo, noi vediamo che gli aborti ogni anno raggiungono la cifra spaventosa di decine e decine di milioni.
Una nuova cultura di vita
Lo sterminio di bambini innocenti si sta compiendo con leggi di morte, tra l’indifferenza dell’opinione pubblica e il silenzio quasi totale del Popolo di Dio.
"Bisogna abbandonare la mentalità rinunciataria che ritiene quelle leggi inevitabili, quasi una necessità sociale, perché esse costituiscono un germe di corruzione della società e dei suoi fondamenti. Occorre non lasciare nulla di intentato per eliminare il delitto legalizzato o almeno limitarne il danno, mantenendo viva la consapevolezza del dovere di rispettare il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, di ogni essere umano, fosse anche l’ultimo e il meno dotato.
La Chiesa si deve impegnare a fondo per un cambio di mentalità in questa materia sapendo che una autentica pastorale della vita non può essere delegata solo a movimenti specifici, pure meritori, operanti nel campo socio-politico, ma deve sempre restare quale parte integrante della pastorale ecclesiale a cui spetta il compito di annunciare il Vangelo della vita". Così parlava Giovanni Paolo II, il 14 febbraio 2000, ai membri della Pontificia Accademia per la vita, a cinque anni dalla pubblicazione dell’Enciclica "Evangelium Vitae".
Il Papa, nella stessa enciclica, così scrive: "Essere al servizio della vita per noi non è un vanto, ma un dovere. E’ un impegno che riguarda i singoli e tutta la comunità ecclesiale. Tutti insieme sentiamo il dovere di annunciare il Vangelo della vita con le diverse iniziative e strutture di sostegno e di promozione".
Urgono una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita. Nuova perché in grado di affrontare e risolvere i problemi di oggi circa la vita dell’uomo, nuova perché fatta propria da tutti i cristiani, nuova perché capace di suscitare un serio, coraggioso confronto culturale con tutti. Si deve cominciare a rinnovare la cultura della vita all’interno della stessa comunità cristiana. Troppo spesso i credenti, perfino quanti partecipano alla vita ecclesiale, dissociano la fede cristiana dalle sue esigenze etiche a riguardo della vita e giungono così a comportamenti inaccettabili. Con lucidità e coraggio si deve vedere qual’è la cultura della vita diffusa oggi tra i singoli cristiani, le famiglie, i gruppi e le comunità delle diocesi. Con altrettanta chiarezza e decisione si devono individuare le attività che è necessario fare per arrivare alla verità piena sulla vita.
E’ enorme la sproporzione tra i mezzi di cui sono dotate le forze operanti a sostegno della cultura della morte e quelli di cui dispongono i promotori della cultura della vita. Tuttavia noi confidiamo sull’aiuto di Dio, al quale nulla è impossibile. Perciò è urgente una grande preghiera per la vita nel mondo intero. Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale, da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione, da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente, si elevi una supplica appassionata a Dio creatore e amante della vita. Gesù stesso ci ha mostrato col suo esempio che la preghiera e il digiuno sono le armi principali e più efficaci contro le forze del male (cfr. Matteo 4,1-11).
Ritroviamo dunque, l’umiltà e il coraggio di pregare e digiunare, per ottenere che la forza che viene dall’Alto faccia crollare i muri di inganni e di menzogne che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita e apra i loro cuori a propositi e azioni ispirate alla civiltà della vita, dell’amore.
E mentre, come popolo della vita e per la vita, camminiamo fiduciosi verso un nuovo cielo e una nuova terra, come è scritto nel libro dell’Apocalisse, volgiamo lo sguardo alla Madre di Dio e nostra, segno di sicura speranza e di consolazione.
L'aborto
L'aborto è l'interruzione della gravidanza prima che l'embrione sia in grado di condurre vita autonoma extrauterina, limite che può variare molto a seconda dei paesi, anche se mediamente si intende un periodo inferiore alle 20 settimane. Alcuni paesi utilizzano sistemi diversi per valutare la maturità del feto, per esempio tramite il suo peso (maturo attorno ai 500-1000 g), ritenendo dunque come aborto la sua espulsione prima del raggiungimento dei 500 g. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che feti nati in quest'epoca gestazionale e sottoposti a cure intensive sono riusciti a sopravvivere. Bisogna comunque distinguere l'interruzione della gravidanza e l'espulsione del feto, situazioni che non necessariamente si susseguono. Si ha così un aborto completo quando tutte le componenti fetali (annessi compresi) sono eliminate, aborto incompleto quando una parte di essi rimane all'interno dell'utero e aborto ritenuto o interno quando avviene la cessazione della vita del feto senza che esso sia espulso. Si deve infine specificare che vanno ben distinte tutte quelle forme che rientrano nei casi di aborto spontaneo, trattato nella prossima puntata, e gli interventi atti all'ottenimento di un aborto volontario o provocato.
Aborto volontario o provocato – Si intende l'interruzione della gravidanza indotta con manovre mediche e viene effettuato principalmente per scopi terapeutici o motivazioni mediche, ma in molti casi anche per semplice interruzione volontaria da parte della donna (vedi legge sull'aborto n. 194 del 22/5/78). Per quel che riguarda i fini terapeutici dell'aborto volontario, esso viene adottato allorquando il medico rilevi la presenza di condizioni morbose in grado di colpire la madre o il feto. Tra le cause più note che possono mettere a repentaglio la vita della donna vanno citate le gravi malattie cardiache, le malattie renali croniche, la tubercolosi polmonare, l'epatite acuta e le forme cancerogene che colpiscono la mammella o la cervice uterina. L'embrione può invece essere colpito da gravi anomalie come l'anencefalia o le malattie cromosomiche come la sindrome di Down (individuabili tramite ecografia, amniocentesi o prelievo dei villi coriali), che pregiudicano lo sviluppo, rendendolo in alcuni casi incompatibile con la vita. Una giustificazione medica dell'aborto si ha anche quando la donna contrae la rosolia: il virus che provoca tale malattia può avere gravi effetti sul feto, soprattutto a occhi, orecchie e cuore. Anche per le donne colpite da AIDS è consentito l'aborto provocato perché potenzialmente trasmissibile al figlio.
Come si esegue l'aborto provocato – A seconda del periodo di gestazione in cui si effettua, si devono distinguere due tipi di aborto molto diversi per le tecniche utilizzate, l'aborto precoce e quello tardivo.
Aborto precoce: prima della 12a settimana le tecniche di aspirazione con vuoto rappresentano il metodo più semplice ed efficace per interrompere una gravidanza. Entro due settimane dalla data della comparsa dell'ultima mestruazione, prima che la gravidanza venga confermata, è possibile ricorrere a una regolazione mestruale (è una procedura proibita in Italia poiché elude la legge sull'aborto 194), tuttavia il metodo maggiormente utilizzato è quello dell'aspirazione con raschiamento, eseguibile tra la prima e la 12a settimana in ambulatorio o in un reparto ospedaliero. Tale procedura può essere eseguita in anestesia generale o locale (blocco paracervicale), quest'ultima integrabile con l'iniezione endovenosa di un oppiaceo o di un tranquillante. La cervice viene dilatata tramite dilatatori, inserendo poi nell'utero una cannula di plastica con l'estremità esterna collegata a un aspiratore in grado di risucchiare il tessuto fetale e placentare in un recipiente sotto vuoto. L'intervento dura meno di 10 minuti, dopo di che il ginecologo raschia l'interno dell'utero con una curette (strumento simile a un cucchiaio) per assicurarsi che non sia rimasto del tessuto placentare. La guarigione da questo tipo di aborto è rapida, anche se per qualche giorno vanno evitate attività faticose (meglio evitare rapporti sessuali per almeno 3 settimane). Localmente si possono avere lievi emorragie e leggeri crampi per non più di una settimana.
Aborto tardivo: tra la 13a e la 15a settimana si interviene con lo svuotamento dell'utero tramite pinza ad anelli e revisione della cavità uterina con cucchiaio. L'operazione ha inizio con l'inserimento della pinza nella cavità uterina fino a che giunge a contatto con il fondo dell'utero, ritirandola indietro di circa 0,5 cm per evitare di danneggiare le pliche della parete. Successivamente si apre la pinza e si afferra l'uovo, estraendola poi lentamente con un movimento a spirale una volta richiusa.
Dopo la 15a settimana viene generalmente considerato più sicuro l'aborto indotto, provocando contrazioni dell'utero in modo che il feto venga espulso come nei casi di aborto spontaneo. Le contrazioni vengono indotte tramite un'iniezione intramniotica di una soluzione salina o, più frequentemente, di un ormone di tipo prostaglandinico. Ciò può essere eseguito tramite iniezione diretta della soluzione nel liquido amniotico attraverso l'addome della donna o infondendola, attraverso la cervice, nello spazio tra sacco amniotico (membrana che circonda il feto) e parete uterina. Solitamente si ha l'espulsione del feto dopo circa 12 ore, nelle quali vengono somministrati analgesici (antidolorifici) alla paziente, la quale, dopo l'espulsione, rimane in ospedale 24-48 ore per controllare che non sorgano complicazioni.
Complicanze dell'aborto provocato – Se l'aborto viene eseguito in condizioni ottimali (clinica ben attrezzata oppure ospedale) da un ginecologo esperto, le complicanze sono piuttosto improbabili. In meno dell'1% degli aborti di questo tipo si hanno casi di gravi emorragie o di infezione, che ha come effetto il cosiddetto aborto settico. Secondo le statistiche, negli aborti eseguiti prima della 13a settimana la mortalità è inferiore a 1 su 100.000 e sale a 3 su 100.000 dopo questo termine. Aborti provocati ripetuti nel tempo possono accrescere il rischio di aborto spontaneo nelle gravidanze successive.
Un discorso a parte meritano i casi di aborto illegale, più o meno frequenti a seconda delle regioni geografiche. I mezzi abortivi utilizzati variano molto, dalla somministrazione di sostanze ad azione tossica (zafferano, oleandro o anche veleni più potenti) a massaggi addominali sino all'introduzione nella cavità uterina di oggetti impropri (sonde, ferri da calza, penne) o di soluzioni a base di sapone o permanganato. Per le condizioni in cui sono eseguiti c'è il serio rischio che si verifichino gravi problemi come la perforazione dell'utero, l'avvelenamento, la sterilità o addirittura la morte della donna.
L'aborto spontaneo
L'aborto spontaneo è la perdita del feto prima della 22a settimana di gestazione o comunque del raggiungimento della vitalità del feto stesso, ossia la capacità di sopravvivere al di fuori dell'utero senza aiuti artificiali. Pur essendo un evento piuttosto comune, non è facile determinarne l'incidenza poiché non tutte le donne che abortiscono si rivolgono al medico e a volte neppure si rendono conto di aver abortito, visto che può facilmente essere confuso con una normale mestruazione. Viceversa può essere erroneamente considerato aborto uno stato di emorragia uterina conseguente a un periodo relativamente lungo senza mestruazioni. Secondo alcune statistiche, comunque, il 10-30% delle gravidanze termina con un aborto spontaneo, prevalentemente nelle prime 10 settimane.
Cause – L'aborto spontaneo può essere provocato da una vastissima tipologia di problemi, generalmente associati ad alterazioni dell'organismo femminile o a gravi anomalie dell'embrione, che non consentono la naturale evoluzione della gravidanza. Le cause principali possono essere così sommariamente schematizzate:
cause ovulari: la maggior parte degli aborti spontanei (circa il 70%) è dovuto a questo genere di cause, riconducibili ad alterazioni che danneggiano inizialmente l'uovo (durante i primi tre mesi di gravidanza), rendendone impossibile lo sviluppo. Le aree maggiormente colpite dell'embrione sono quelle legate al sistema nervoso e ad alcuni organi interni, ma anche gli annessi ovulari (villi coriali o placenta per esempio) sono soggetti a questo tipo di cause. Le alterazioni dipendono solitamente da anomalie cromosomiche, già presenti inizialmente nell'ovulo o nello spermatozoo e che si verificano in fase di maturazione, di fecondazione o nelle successive fasi di divisione cellulare. Infine va ricordata come causa ovulare anche l'annidamento anomalo nell'utero;
cause genetiche: in molti casi le anomalie genetiche possono interessare non solo i cromosomi sessuali, ma anche gli altri (atosomi), modificandone il numero canonico (ossia 46) o riarrangiando una parte del materiale genetico, provocando interscambi cromosomici o, nei peggiori dei casi, mutazioni che compromettono definitivamente la gravidanza;
cause ormonali: fattori in grado di provocare aborto spontaneo sono anche l'insufficienza di ormoni estrogeni e/o di progesterone, difetto risolvibile con somministrazioni degli ormoni mancanti, ma non sempre riconoscibile se non tramite un esame accurato. Da segnalare anche i problemi di insufficienza tiroidea e l'eccesso di ormoni androgeni;
cause materne: moltissime le cause di questo tipo, riconducibili in generale a cause di tipo locale (alterazioni dell'apparato genitale) e cause di tipo sistemico (malattie dell'organismo). Tra le prime si possono citare l'insufficiente sviluppo e le malformazioni dell'utero, la retroversione fissa (stato in cui l'utero forma con la vagina un angolo aperto all'indietro) e l'antiflessione dell'utero, i processi infiammatori dell'endometrio, le infezioni delle tube e i fibromi dell'utero (possono ostacolare il normale sviluppo del feto). Cause sistemiche sono invece le carenze dietetiche (mancanza di sali minerali e di importanti vitamine come la A, la C e la E), le malattie infettive (rosolia, sifilide, tubercolosi o epatite acuta), le nefriti, le cardiopatie e le malattie del metabolismo (soprattutto il diabete). Alcune teorie vedono come causa dell'aborto anche i traumi, sia fisici che psichici. I traumi diretti sull'addome possono effettivamente provocare lesioni all'utero o all'embrione, mentre altri traumi fisici o psichici possono rendersi pericolosi solamente in casi di predisposizione neurovegetativa, in grado di stimolare contrazioni uterine intempestive;
cause ambientali: si possono ricordare l'esposizione a elevate dosi di raggi X, che nel tempo causano morti o malformazioni del feto, ma anche gli effetti di alcuni farmaci come gli antibiotici o i citostatici. Ancora poco noti invece gli effetti di agenti esterni come l'inquinamento atmosferico, il fumo da sigaretta o i fattori geografici.
Diagnosi e terapia – Quando una donna presenta emorragia e crampi all'inizio della gravidanza, può bastare la semplice prescrizione del riposo a letto per ridurre gli effetti, ma è sempre consigliabile effettuare un'ecografia per accertarsi che la gravidanza stia procedendo normalmente. Nel primo trimestre, infatti, un numero significativo di aborti spontanei è provocato da problemi risolvibili come l'incontinenza cervicale, curabile tramite sutura della cervice e somministrazione di farmaci miorilassanti. Sintomi chiari ed evidenti di un aborto spontaneo in atto consistono invece in dolori intermittenti di tipo colico, copiose perdite di sangue dalla vagina e dilatazione del collo dell'utero, quasi sempre associati a un aborto incompleto o inevitabile. In questi casi può essere necessario ricorrere al raschiamento, ossia l'eliminazione della mucosa (il rivestimento interno dell'utero), effettuato sotto anestesia e consistente nell'asportazione dei residui fetali più grossi tramite una pinza ad anelli, "revisionando" poi le pareti uterine con uno specifico cucchiaio smussato. In molti casi, quando l'aborto appare completo (tutto il materiale fetale e placentare viene espulso), non è necessario ricorrere ad alcuna terapia. Se invece l'aborto è solamente interno si procede con l'induzione del parto, somministrando alla paziente farmaci per stimolare l'espulsione del feto. Quando una donna subisce tre o più aborti spontanei consecutivi si parla di aborto abituale, patologia dovuta a cause di tipo genetico o ormonale o a infezioni croniche e anomalie uterine.
Prevenzione – L'aborto può essere prevenuto, mantenendo una stretta collaborazione con il ginecologo ed effettuando accurate visite che possano mettere in evidenza, qualora sussistano, le possibili cause, soprattutto quelle di tipo materno, mentre è assai improbabile riuscire a prevenire l'insorgenza di quelle ovulari. Misure di prevenzione tipiche riguardano la sospensione, da parte delle future madri, di tutte le attività lavorative pesanti o comunque in grado di pregiudicare la gravidanza, la cura di tutte le possibili malattie infettive croniche o di quelle legate a cuore, reni e sistema endocrino e infine l'eliminazione delle alterazioni genitali (anomalie di posizione uterina, tumori benigni o lacerazioni locali). Tra le misure igieniche di prevenzione vanno ricordate anche una sana alimentazione conforme allo stato di gravidanza e l'astensione dai rapporti sessuali in caso di mancate mestruazioni.
Cosa succede dopo un'aborto
Ecco un elenco di disturbi che in linea di massima compaiono nei giorni successivi all'intervento di interruzione di gravidanza; abbiamo elencato il massimo e il minimo per rassicurare tutte dato che, giustamente, la soggettività delle risposte di ogni fisico impedisce di avere una regola fissa valida per tutti i casi.
Perdite di sangue
Le perdite di sangue possono esserci e non esserci affatto, se non si superano i dieci assorbenti al giorno le perdite possono considerarsi normali, la copiosità della perdita è legata alla storia ginecologica di ogni donna, alle settimane di gravidanza in cui è stato eseguito l'intervento.
In questi casi riposo e borsa del ghiaccio sul ventre ed eventualmente emostatici (Metherin gocce: 20 gocce per 3 volte al giorno, mattino, mezzogiorno e sera, per due o tre giorni) sono più che sufficienti.
Talvolta le perdite sono scarse ma capricciose e prolungate. In questo caso è meglio non prendere nessun provvedimento se non dietro consiglio medico. Le prime mestruazioni appariranno di regola dopo 30/40 giorni e potranno anche essere abbondanti.
Dolori addominali
Dolori all'addome, o meglio piccoli crampi all'utero, possono comparire specialmente in 53 ^ giornata.
È normale ed è dovuto al fatto che l'utero sta riacquistando le proprie originarie dimensioni. Si possono anche sentire le reni indolenzite per un paio di giorni. Il riposo ed eventualmente qualche supposta o pastiglia antidolorifica sono sufficienti; molta importanza ha il fatto che l'intestino sia libero proprio per evitare che pigi sull'utero stesso. In qualche raro caso si possono avere: un acutizzarsi di un processo infiammatorio che non si sapeva di avere, tipo cistite o dolore degli annessi alle ovaie. Disinfettanti urinari specifici (Neg Gram Naiisina) e una normale visita medica vi rimetteranno a posto da questo tipo di disturbo non direttamente imputabile all'intervento.
Turgore al seno
Dato che in circolo si ha per un 10/15 gg. la carica ormonale tipica della gravidanza, il seno rimarrà ancora per un po' turgido e dolorante. Infatti le urine saranno positive per tutto questo periodo a un test di gravidanza. Nel caso che si verifichi la montata lattea telefonare subito al C.E.D. (028690078 -028057835) o al centro presso il quale avete effettuato l'intervento.
Febbre
I processi di riassorbimento delle proteine e la tensione provata negli ultimi giorni possono portare ad uno stato di alterazione della temperatura; Qualche linea di febbre non deve quindi allarmare, si richiede una visita medica solo nel caso di febbre veramente alta, accompagnata da dolori addominali.
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