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aborto
Immesso il 17/03/2007

L'aborto L'aborto è l'interruzione della gravidanza prima che l'embrione sia in grado di condurre vita autonoma extrauterina, limite che può variare molto a seconda dei paesi, anche se mediamente si intende un periodo inferiore alle 20 settimane. Alcuni paesi utilizzano sistemi diversi per valutare la maturità del feto, per esempio tramite il suo peso (maturo attorno ai 500-1000 g), ritenendo dunque come aborto la sua espulsione prima del raggiungimento dei 500 g. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che feti nati in quest'epoca gestazionale e sottoposti a cure intensive sono riusciti a sopravvivere. Bisogna comunque distinguere l'interruzione della gravidanza e l'espulsione del feto, situazioni che non necessariamente si susseguono. Si ha così un aborto completo quando tutte le componenti fetali (annessi compresi) sono eliminate, aborto incompleto quando una parte di essi rimane all'interno dell'utero e aborto ritenuto o interno quando avviene la cessazione della vita del feto senza che esso sia espulso. Si deve infine specificare che vanno ben distinte tutte quelle forme che rientrano nei casi di aborto spontaneo, trattato nella prossima puntata, e gli interventi atti all'ottenimento di un aborto volontario o provocato. Aborto volontario o provocato – Si intende l'interruzione della gravidanza indotta con manovre mediche e viene effettuato principalmente per scopi terapeutici o motivazioni mediche, ma in molti casi anche per semplice interruzione volontaria da parte della donna (vedi legge sull'aborto n. 194 del 22/5/78). Per quel che riguarda i fini terapeutici dell'aborto volontario, esso viene adottato allorquando il medico rilevi la presenza di condizioni morbose in grado di colpire la madre o il feto. Tra le cause più note che possono mettere a repentaglio la vita della donna vanno citate le gravi malattie cardiache, le malattie renali croniche, la tubercolosi polmonare, l'epatite acuta e le forme cancerogene che colpiscono la mammella o la cervice uterina. L'embrione può invece essere colpito da gravi anomalie come l'anencefalia o le malattie cromosomiche come la sindrome di Down (individuabili tramite ecografia, amniocentesi o prelievo dei villi coriali), che pregiudicano lo sviluppo, rendendolo in alcuni casi incompatibile con la vita. Una giustificazione medica dell'aborto si ha anche quando la donna contrae la rosolia: il virus che provoca tale malattia può avere gravi effetti sul feto, soprattutto a occhi, orecchie e cuore. Anche per le donne colpite da AIDS è consentito l'aborto provocato perché potenzialmente trasmissibile al figlio. Come si esegue l'aborto provocato – A seconda del periodo di gestazione in cui si effettua, si devono distinguere due tipi di aborto molto diversi per le tecniche utilizzate, l'aborto precoce e quello tardivo. Aborto precoce: prima della 12a settimana le tecniche di aspirazione con vuoto rappresentano il metodo più semplice ed efficace per interrompere una gravidanza. Entro due settimane dalla data della comparsa dell'ultima mestruazione, prima che la gravidanza venga confermata, è possibile ricorrere a una regolazione mestruale (è una procedura proibita in Italia poiché elude la legge sull'aborto 194), tuttavia il metodo maggiormente utilizzato è quello dell'aspirazione con raschiamento, eseguibile tra la prima e la 12a settimana in ambulatorio o in un reparto ospedaliero. Tale procedura può essere eseguita in anestesia generale o locale (blocco paracervicale), quest'ultima integrabile con l'iniezione endovenosa di un oppiaceo o di un tranquillante. La cervice viene dilatata tramite dilatatori, inserendo poi nell'utero una cannula di plastica con l'estremità esterna collegata a un aspiratore in grado di risucchiare il tessuto fetale e placentare in un recipiente sotto vuoto. L'intervento dura meno di 10 minuti, dopo di che il ginecologo raschia l'interno dell'utero con una curette (strumento simile a un cucchiaio) per assicurarsi che non sia rimasto del tessuto placentare. La guarigione da questo tipo di aborto è rapida, anche se per qualche giorno vanno evitate attività faticose (meglio evitare rapporti sessuali per almeno 3 settimane). Localmente si possono avere lievi emorragie e leggeri crampi per non più di una settimana. Aborto tardivo: tra la 13a e la 15a settimana si interviene con lo svuotamento dell'utero tramite pinza ad anelli e revisione della cavità uterina con cucchiaio. L'operazione ha inizio con l'inserimento della pinza nella cavità uterina fino a che giunge a contatto con il fondo dell'utero, ritirandola indietro di circa 0,5 cm per evitare di danneggiare le pliche della parete. Successivamente si apre la pinza e si afferra l'uovo, estraendola poi lentamente con un movimento a spirale una volta richiusa. Dopo la 15a settimana viene generalmente considerato più sicuro l'aborto indotto, provocando contrazioni dell'utero in modo che il feto venga espulso come nei casi di aborto spontaneo. Le contrazioni vengono indotte tramite un'iniezione intramniotica di una soluzione salina o, più frequentemente, di un ormone di tipo prostaglandinico. Ciò può essere eseguito tramite iniezione diretta della soluzione nel liquido amniotico attraverso l'addome della donna o infondendola, attraverso la cervice, nello spazio tra sacco amniotico (membrana che circonda il feto) e parete uterina. Solitamente si ha l'espulsione del feto dopo circa 12 ore, nelle quali vengono somministrati analgesici (antidolorifici) alla paziente, la quale, dopo l'espulsione, rimane in ospedale 24-48 ore per controllare che non sorgano complicazioni. Complicanze dell'aborto provocato – Se l'aborto viene eseguito in condizioni ottimali (clinica ben attrezzata oppure ospedale) da un ginecologo esperto, le complicanze sono piuttosto improbabili. In meno dell'1% degli aborti di questo tipo si hanno casi di gravi emorragie o di infezione, che ha come effetto il cosiddetto aborto settico. Secondo le statistiche, negli aborti eseguiti prima della 13a settimana la mortalità è inferiore a 1 su 100.000 e sale a 3 su 100.000 dopo questo termine. Aborti provocati ripetuti nel tempo possono accrescere il rischio di aborto spontaneo nelle gravidanze successive. Un discorso a parte meritano i casi di aborto illegale, più o meno frequenti a seconda delle regioni geografiche. I mezzi abortivi utilizzati variano molto, dalla somministrazione di sostanze ad azione tossica (zafferano, oleandro o anche veleni più potenti) a massaggi addominali sino all'introduzione nella cavità uterina di oggetti impropri (sonde, ferri da calza, penne) o di soluzioni a base di sapone o permanganato. Per le condizioni in cui sono eseguiti c'è il serio rischio che si verifichino gravi problemi come la perforazione dell'utero, l'avvelenamento, la sterilità o addirittura la morte della donna. L'aborto spontaneo L'aborto spontaneo è la perdita del feto prima della 22a settimana di gestazione o comunque del raggiungimento della vitalità del feto stesso, ossia la capacità di sopravvivere al di fuori dell'utero senza aiuti artificiali. Pur essendo un evento piuttosto comune, non è facile determinarne l'incidenza poiché non tutte le donne che abortiscono si rivolgono al medico e a volte neppure si rendono conto di aver abortito, visto che può facilmente essere confuso con una normale mestruazione. Viceversa può essere erroneamente considerato aborto uno stato di emorragia uterina conseguente a un periodo relativamente lungo senza mestruazioni. Secondo alcune statistiche, comunque, il 10-30% delle gravidanze termina con un aborto spontaneo, prevalentemente nelle prime 10 settimane. Cause – L'aborto spontaneo può essere provocato da una vastissima tipologia di problemi, generalmente associati ad alterazioni dell'organismo femminile o a gravi anomalie dell'embrione, che non consentono la naturale evoluzione della gravidanza. Le cause principali possono essere così sommariamente schematizzate: cause ovulari: la maggior parte degli aborti spontanei (circa il 70%) è dovuto a questo genere di cause, riconducibili ad alterazioni che danneggiano inizialmente l'uovo (durante i primi tre mesi di gravidanza), rendendone impossibile lo sviluppo. Le aree maggiormente colpite dell'embrione sono quelle legate al sistema nervoso e ad alcuni organi interni, ma anche gli annessi ovulari (villi coriali o placenta per esempio) sono soggetti a questo tipo di cause. Le alterazioni dipendono solitamente da anomalie cromosomiche, già presenti inizialmente nell'ovulo o nello spermatozoo e che si verificano in fase di maturazione, di fecondazione o nelle successive fasi di divisione cellulare. Infine va ricordata come causa ovulare anche l'annidamento anomalo nell'utero; cause genetiche: in molti casi le anomalie genetiche possono interessare non solo i cromosomi sessuali, ma anche gli altri (atosomi), modificandone il numero canonico (ossia 46) o riarrangiando una parte del materiale genetico, provocando interscambi cromosomici o, nei peggiori dei casi, mutazioni che compromettono definitivamente la gravidanza; cause ormonali: fattori in grado di provocare aborto spontaneo sono anche l'insufficienza di ormoni estrogeni e/o di progesterone, difetto risolvibile con somministrazioni degli ormoni mancanti, ma non sempre riconoscibile se non tramite un esame accurato. Da segnalare anche i problemi di insufficienza tiroidea e l'eccesso di ormoni androgeni; cause materne: moltissime le cause di questo tipo, riconducibili in generale a cause di tipo locale (alterazioni dell'apparato genitale) e cause di tipo sistemico (malattie dell'organismo). Tra le prime si possono citare l'insufficiente sviluppo e le malformazioni dell'utero, la retroversione fissa (stato in cui l'utero forma con la vagina un angolo aperto all'indietro) e l'antiflessione dell'utero, i processi infiammatori dell'endometrio, le infezioni delle tube e i fibromi dell'utero (possono ostacolare il normale sviluppo del feto). Cause sistemiche sono invece le carenze dietetiche (mancanza di sali minerali e di importanti vitamine come la A, la C e la E), le malattie infettive (rosolia, sifilide, tubercolosi o epatite acuta), le nefriti, le cardiopatie e le malattie del metabolismo (soprattutto il diabete). Alcune teorie vedono come causa dell'aborto anche i traumi, sia fisici che psichici. I traumi diretti sull'addome possono effettivamente provocare lesioni all'utero o all'embrione, mentre altri traumi fisici o psichici possono rendersi pericolosi solamente in casi di predisposizione neurovegetativa, in grado di stimolare contrazioni uterine intempestive; cause ambientali: si possono ricordare l'esposizione a elevate dosi di raggi X, che nel tempo causano morti o malformazioni del feto, ma anche gli effetti di alcuni farmaci come gli antibiotici o i citostatici. Ancora poco noti invece gli effetti di agenti esterni come l'inquinamento atmosferico, il fumo da sigaretta o i fattori geografici. Diagnosi e terapia – Quando una donna presenta emorragia e crampi all'inizio della gravidanza, può bastare la semplice prescrizione del riposo a letto per ridurre gli effetti, ma è sempre consigliabile effettuare un'ecografia per accertarsi che la gravidanza stia procedendo normalmente. Nel primo trimestre, infatti, un numero significativo di aborti spontanei è provocato da problemi risolvibili come l'incontinenza cervicale, curabile tramite sutura della cervice e somministrazione di farmaci miorilassanti. Sintomi chiari ed evidenti di un aborto spontaneo in atto consistono invece in dolori intermittenti di tipo colico, copiose perdite di sangue dalla vagina e dilatazione del collo dell'utero, quasi sempre associati a un aborto incompleto o inevitabile. In questi casi può essere necessario ricorrere al raschiamento, ossia l'eliminazione della mucosa (il rivestimento interno dell'utero), effettuato sotto anestesia e consistente nell'asportazione dei residui fetali più grossi tramite una pinza ad anelli, "revisionando" poi le pareti uterine con uno specifico cucchiaio smussato. In molti casi, quando l'aborto appare completo (tutto il materiale fetale e placentare viene espulso), non è necessario ricorrere ad alcuna terapia. Se invece l'aborto è solamente interno si procede con l'induzione del parto, somministrando alla paziente farmaci per stimolare l'espulsione del feto. Quando una donna subisce tre o più aborti spontanei consecutivi si parla di aborto abituale, patologia dovuta a cause di tipo genetico o ormonale o a infezioni croniche e anomalie uterine. Prevenzione – L'aborto può essere prevenuto, mantenendo una stretta collaborazione con il ginecologo ed effettuando accurate visite che possano mettere in evidenza, qualora sussistano, le possibili cause, soprattutto quelle di tipo materno, mentre è assai improbabile riuscire a prevenire l'insorgenza di quelle ovulari. Misure di prevenzione tipiche riguardano la sospensione, da parte delle future madri, di tutte le attività lavorative pesanti o comunque in grado di pregiudicare la gravidanza, la cura di tutte le possibili malattie infettive croniche o di quelle legate a cuore, reni e sistema endocrino e infine l'eliminazione delle alterazioni genitali (anomalie di posizione uterina, tumori benigni o lacerazioni locali). Tra le misure igieniche di prevenzione vanno ricordate anche una sana alimentazione conforme allo stato di gravidanza e l'astensione dai rapporti sessuali in caso di mancate mestruazioni. Cosa succede dopo un'aborto Ecco un elenco di disturbi che in linea di massima compaiono nei giorni successivi all'intervento di interruzione di gravidanza; abbiamo elencato il massimo e il minimo per rassicurare tutte dato che, giustamente, la soggettività delle risposte di ogni fisico impedisce di avere una regola fissa valida per tutti i casi. Perdite di sangue Le perdite di sangue possono esserci e non esserci affatto, se non si superano i dieci assorbenti al giorno le perdite possono considerarsi normali, la copiosità della perdita è legata alla storia ginecologica di ogni donna, alle settimane di gravidanza in cui è stato eseguito l'intervento. In questi casi riposo e borsa del ghiaccio sul ventre ed eventualmente emostatici (Metherin gocce: 20 gocce per 3 volte al giorno, mattino, mezzogiorno e sera, per due o tre giorni) sono più che sufficienti. Talvolta le perdite sono scarse ma capricciose e prolungate. In questo caso è meglio non prendere nessun provvedimento se non dietro consiglio medico. Le prime mestruazioni appariranno di regola dopo 30/40 giorni e potranno anche essere abbondanti. Dolori addominali Dolori all'addome, o meglio piccoli crampi all'utero, possono comparire specialmente in 53 ^ giornata. È normale ed è dovuto al fatto che l'utero sta riacquistando le proprie originarie dimensioni. Si possono anche sentire le reni indolenzite per un paio di giorni. Il riposo ed eventualmente qualche supposta o pastiglia antidolorifica sono sufficienti; molta importanza ha il fatto che l'intestino sia libero proprio per evitare che pigi sull'utero stesso. In qualche raro caso si possono avere: un acutizzarsi di un processo infiammatorio che non si sapeva di avere, tipo cistite o dolore degli annessi alle ovaie. Disinfettanti urinari specifici (Neg Gram Naiisina) e una normale visita medica vi rimetteranno a posto da questo tipo di disturbo non direttamente imputabile all'intervento. Turgore al seno Dato che in circolo si ha per un 10/15 gg. la carica ormonale tipica della gravidanza, il seno rimarrà ancora per un po' turgido e dolorante. Infatti le urine saranno positive per tutto questo periodo a un test di gravidanza. Nel caso che si verifichi la montata lattea telefonare subito al C.E.D. (028690078 -028057835) o al centro presso il quale avete effettuato l'intervento. Febbre I processi di riassorbimento delle proteine e la tensione provata negli ultimi giorni possono portare ad uno stato di alterazione della temperatura; Qualche linea di febbre non deve quindi allarmare, si richiede una visita medica solo nel caso di febbre veramente alta, accompagnata da dolori addominali.


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